L’Inter in Champions. Cambia la storia

Le parole di Lapo De Carlo su Lazio-Inter —

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Non succede ma se succede. Ed è successo.

La vittoria dell’Inter è la più importante degli ultimi otto anni e ricorda per certi versi, la stessa che portò Pandev a rovesciare il Bayern nel 2011 in Champions, proprio con un 2-3 che alla metà della ripresa registrava un vantaggio degli avversari di 2-1, come all’Olimpico.
Ultimo sussulto di una grande Inter che lasciava il posto a quella mediocre di questi anni.
Un altro 2-3 riporta la storia nella direzione giusta, con un evento straordinario, specie dopo una partita sbagliata per lunghi tratti, col peggior Rafinha della stagione e gli errori di una squadra che per anni si è portata appresso un insopprimibile complesso di inferiorità, legato alle stagioni sgrammaticate e isteriche del dopo Triplete.

Nel primo tempo l’Inter cerca di giocarsela con la Lazio ma dopo pochi minuti si intuisce che la squadra ha sbagliato approccio e tatticamente qualcosa non funziona. Rafinha è fuori partita e ci resterà fino a quando non verrà sostituito da Karamoh. Il brasiliano non è nel vivo del gioco, perde i pochi palloni che gli capitano e si limita al compitino. La Lazio spinge a tavoletta, forte di una presenza massiccia del centrocampo e di un Milinkovic-Savic che non viene mai arginato. I laziali cominciano ad andare via anche nell’uno contro uno e vanno vicini al gol due volte ma realizzano il temporaneo vantaggio con un clamoroso colpo di fortuna, un tiro destinato all’esterno che colpisce il volto di Perisic e finisce beffardamente in rete.
L’Inter subisce e commette falli anche maldestri, come quello di Miranda che entra male e permette alla Lazio di battere una punizione che Milinkovic-Savic manda sul palo.
Sembra mettersi male ma l’Inter ha una reazione e si costruisce una palla gol che Icardi fallisce in modo disarmante. Candreva e Perisic imbastiscono qualcosa di interessante solo sulla fascia destra, a sinistra Cancelo ci prova ma non sfonda. Improvvisamente dopo la mezzora Strakosha interviene male sul calcio d’angolo e D’Ambrosio in sforbiciata beffa il portiere che simula anche un fallo mai subito. Gol magnifico. L’Inter riprende coraggio ma è solo un’illusione perché su calcio d’angolo a favore, riesce a farsi fare un contropiede che permette a Felipe Anderson di andare a segnare il gol del 2-1, con D’ambrosio che non riesce a star dietro alla velocità del brasiliano e la difesa che sbaglia anche tempi dell’intervento.

Nel secondo tempo la Lazio gestisce e l’Inter non cambia mai passo per almeno 25 minuti. La partita va in congelatore e osserva i soliti lanci lunghi più i consueti passaggi sbagliati di una squadra priva di autostima, eppure resta dentro il match, in qualche modo non si sfilaccia e prova a crederci.
Al 26′ Rocchi assegna e poi toglie un calcio di rigore all’Inter, poi ne assegna uno sacrosanto più tardi. Fallo di De Vrij su Icardi, che si avvia ad andare sul dischetto, si intuisce che potrebbe anche sbagliare e invece realizza e riporta la squadra in quota.  Un minuto dopo Lulic entra male su Brozovic e si fa espellere. Cambia tutto lo spirito di una squadra che riprende a crederci e si getta nell’area laziale.
Spalletti mette dentro Ranocchia per i colpi di testa e poco dopo arriva questo stacco di testa perfetto sul cross di Brozovic, con la palla che entra e innesca un entusiasmo incontenibile. Mancano 10 minuti, compreso il recupero e può ancora succedere di tutto.
La squadra gestisce bene, tranne qualche sbavatura e l’inevitabile paura ma quando Rocchi prende in mano il fischietto e soffia tre volte, inizia la festa.

Vincere all’Olimpico con la Lazio, in questo modo, dà alla società un’enorme possibilità di realizzare un progetto con basi solide che riconsegni l’Inter alla storia. Ci sono tante immagini di Lazio-Inter ma scelgo quella dei tifosi impazziti di gioia allo stadio dopo il terzo gol, arrivato da Vecino e di quell’entusiasmo incontenibile dei tanti in tutta Italia, come quello di un Ranocchia che bacia la telecamera urlando come il primo degli interisti.
In tanti sostengono che l’Inter dovesse qualificarsi per la Champions League e che la Lazio sia stata una sorpresa. Una percezione delle cose distorta dal nome delle squadre e la loro storia. L’Inter veniva da un settimo posto a 62 punti, la Lazio da un quinto a 70.
L’Inter la scorsa estate aveva promesso una campagna acquisti importante e ha partorito senza tante spiegazioni Dalbert, Borja Valero, Vecino, Karamoh e, per fortuna, Skriniar, cambiando l’ennesimo allenatore.
L’Inter viene dal 2011 ad oggi da un 6°, un 9°, 5°, 8°, 4° e un 7° posto ma anche da un’interminabile serie di rivoluzioni societarie e debiti senza fine. I meriti sono di tanti ma il successo è merito soprattutto di Spalletti, il quale ha tenuto la barra dritta e non ha ceduto alle ambiguità di un ambiente friabile e isterico. Oggi l’Inter è di nuovo tra le grandi ma la vera svolta sarà restarci e tornare a costruire una squadra per vincere, non più per piazzarsi.
Amala. In Champions.

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