Inter, sarà questo il vero capolavoro di Spalletti?

Spalletti ha capito troppo tardi l’assetto dell’Inter? —

Pubblicato alle ore 12:30 — Nel calcio, come nella vita, ci vuole cu…fortuna. E’ successo a tutte le rivali dell’Inter, potrebbe essere arrivato il turno dei nerazzurri. Che dire della Juventus? L’addio di Conte porta sulla panchina Allegri e la contestazione dei tifosi: l’ex tecnico del Milan vince scudetti in serie e conquista due finali di Champions.

E il Napoli? De Laurentiis vola addirittura in prima persona in Spagna per riempire di soldi Emery e portarlo a Napoli, lo spagnolo tergiversa e poi rifiuta, allora il presidente partenopeo incontra Mihajlovic, Montella, alla fine deve accontentarsi di Sarri e fa bingo. Magari non vincerà lo scudetto ma la Champions, e relativi introiti, è assicurata.

E la Lazio? Ancora più incredibile: Lotito vuole conquistare i tifosi finalmente e si gioca la carta pazza, El Loco Bielsa. Il matrimonio naufraga prima ancora di iniziare, Lotito strappa Inzaghi alla panchina della Salernitana (!!) e vince il jackpot: l’allenatore meno pagato della Serie A diventa in breve tempo uno dei più bravi. Ma potrei andare avanti con il Milan e Gattuso, la Roma e il primo anno dello sconosciuto, e terza scelta, Rudi Garcia.

Il 31 gennaio potrebbe essere stato il turno dell’Inter: i nerazzurri hanno già preso Rafinha ma stanno continuando a trattare Javier Pastore da settimane, Spalletti invoca rinforzi a centrocampo e medita una piccola rivoluzione. I titolari inamovibili sono Vecino e Borja Valero, Pastore o non Pastore per Brozovic non sembra esserci spazio. Viene convocato al Melià l’agente del croato, poi lo stesso Marcelo viene invitato a fare i bagagli. Accordo trovato con il Siviglia di Montella, aereo prenotato e Brozovic, in borghese, si presenta al Melià per sigillare l’accordo: arrivederci che sa di addio.

Ma Spalletti sente puzza di bruciato: Pastore non si sblocca, altre piste sembrano poco percorribili a poche ore dal gong. E allora è lui a scendere in pista, metaforicamente sulla pista da dove dovrebbe partire l’aereo di Brozovic. “Fermi tutti, senza un sostituto all’altezza io non lascio partire nessuno”, tuona il tecnico. Brozovic non carica la valigia nella stiva, l’agente conferma a Fcinter1908 che l’affare è bloccato: se non arriva nessuno in casa nerazzurra, come sembra, Marcelo non può lasciare quella che, in quel momento, sembra una gabbia dorata.

Vince Spalletti: l’aereo non parte, Brozovic torna a casa, l’Inter continua ad arrancare finché Rafinha non entra in forma e Brozovic non decide, tra lo stupore generale, di mettere in campo tutte le qualità che (in pochi) gli abbiamo sempre riconosciuto. Spalletti, che ammetterà di averci messo troppo a ‘scoprire’ il vero ruolo di Marcelo, si conferma grande allenatore, privo di pregiudizi o figli e figliastri: toglie di squadra Borja Valero e Vecino, fino a quel momento inamovibili, lancia Brozovic infischiandosene della contestazione dei tifosi, aspetta Rafinha e rispolvera Gagliardini. E’ il meglio che questa Inter, in termini di qualità, possa offrire. Poco? Tanto? Inutile pensarci: questo c’è. L’Inter comincia a girare per il verso giusto, la decisione di bloccare l’aereo di Brozovic diretto a Siviglia potrebbe essere la chiave di volta della stagione interista (potrebbe, perché con Brozovic sempre meglio andare cauti con i pronostici). La vera mossa vincente di Spalletti, fatta non in campo. Una mossa anche un po’ fortunata. Ma si sa: nel calcio, come nella vita, serve anche un po’…di culo!

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