Inter, nessun allarme: più di un terzo del debito è in mano a Suning. La presenza di Thohir…

Dalla Cina  riferiscono che non c’è nessuna preoccupazione sui conti della società —

Pubblicato alle ore 20:15 —

Dopo l’articolo apparso questa mattina su Il Sole 24 Ore col quale si intendeva far luce sulla situazione debitoria dell’Inter, che – a detta del quotidiano di Confindustria – sarebbe in qualche modo degna dell’esclusione dal campionato di Serie A – anche Calcioefinanza ha ritenuto opportuno dir la propria sulla questione, operando una serie di distinguo e fornendo ulteriori dati che vanno a completare e rasserenare il quadro fornito da Il Sole.

Come sottolinea Calcioefinanza, infatti, considerare il debito dell’Inter come un blocco unico non è certo un’operazione esaustiva. Ai 637,5 milioni di debito al 30 giugno 2017 andrebbero infatti tolti 221 milioni che l’Inter deve a Suning. Il colosso cinese non ha potuto procedere a un finanziamento del club attraverso un aumento di capitale dal momento che, a questo scopo, sarebbe stato necessario l’ok di Erick Thohir, detentore del 31,5% delle azioni nerazzurre e ben poco orientato a immettere ancora denaro nell’Inter, seppur proporzionalmente alla sua quota. In questo caso, dunque, l’indonesiano avrebbe visto diluirsi la propria partecipazione senza possibilità di monetizzare attraverso la cessione delle sue quote a Suning. I cinesi, dal canto loro, hanno riconfermato l’impegno a supportare il gruppo nei prossimi 12 mesi nel rispetto della continuità aziendale, sulla quale non hanno espresso dubbi né il collegio sindacale né la stessa Deloitte, che svolge il ruolo di società di revisione. Una volta che il tycoon indonesiano uscirà dall’Inter, Suning potrà convertire in capitale i finanziamenti erogati all’Inter, che si troverebbe dunque con un patrimonio, civilistico e consolidato, del tutto positivo.

Nulla di anomalo, inoltre, per quanto concerne i debiti finanziari verso terzi. Ciò che restava da saldare verso Goldman Sachs (208 milioni) è stato rifinanziato attraverso il recente e famoso bond da 300 milioni. I debiti verso le altre società di calcio, poi,  ammontavano sì a 112,5 milioni, ma non va ignorato il dato dei crediti, che l’Inter vanta per 93,84 milioni: sotto questa voce, il debito detto è dunque solo di 18,66 milioni. Gli stessi debiti verso i fornitori (64,52 milioni), infine, andrebbero valutati al netto dei crediti verso clienti (50,97 milioni, con uno scarto di soli 13,55 milioni).

Da ultimo, in riferimento alle frasi “A leggere il bilancio dell’Inter viene da chiedersi come possa il club nerazzurro essere ammesso al campionato di serie A; “Il capitale versato dai soci è insufficiente a coprire le perdite accumulate e la società avrebbe dovuto portare i libri in tribunale, da tempo”, apparse su Il SoleCalcioefinanza rileva che al 30 giugno 2017 la Capogruppo FC Internazionale SpA aveva un patrimonio netto positivo di 46,13 milioni: non esisteva dunque l’obbligo di ricapitalizzare la società, stando all’articolo 2447 del Codice Civile, né tantomeno alcun motivo per ventilare rischi di fallimento o di mancata iscrizione al campionato di Serie A.

Il Sole 24 Ore

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